Elon Musk, l’ultima trovata del Divino: produrrà tequila. Anzi, Teslaquila




Il patron di Tesla e SpaceX ha registrato il marchio del distillato, il cui nome era venuto fuori lo scorso aprile quando lui stesso si age finto disperato e in bancarotta, circondato a l’appunto da bottiglie di Teslaquila”piene di lacrime”. Quello che era un Pesce d’Aprile, potrebbe presto diventare realtà.

Tra presunti boicottaggi, conti in rosso e problemi con la Securities and Exchange Commission, che non lo vuole alla presidenza della sua azienda, Elon Musk non si perde di certo d’animo. E, in attesa del 2023, anno in cui porterà il primo uomo “pagante” sulla Luna — anzi nove, un miliardario e otto artisti –, si dedicherà alla produzione di tequila.

Lo scorso 8 ottobre, infatti, il vulcanico sudafricano si è lanciato in una nuova impresa di advertising , registrando il marchio del distillato con il nome di “Teslaquila”: nella documentazione è specificato che si tratta di un prodotto”basato sull’intenzione di utilizzo”, il che fa presupporre che non sia ancora del tutto reale ma che lo diventerà molto presto. Il marchio intanto esiste e (almeno quello) nessuno può toglierlo!

Su Twitter, il padre di Space X aveva annunciato la novità, lo scorso venerdì, con un ammiccante “Teslaquila sta per arrivare…”, riprendendo un altro tweet, quello dell’emittente americana CNBC che aveva già lanciato la notizia. Ma la storia, in realtà, inizia qualche mese fa: infatti, in tweet pubblicato il primo di aprile, Musk ironizzava sulle voci di una imminente bancarotta per la Tesla Motors, che dall’inizio dell’avventura nel 2003 non aveva ancora raggiunto il profitto e sempre chiuso in rosso. Nel tweet, Musk spiegava dapprima di aver provato a risollevare le sorti della Casa con una “massiccia vendita di uova di Pasqua“. Poi, a seguire, pubblicava una foto in cui mostrava di essersi arreso e accasciato sulla sua Model 3, circondato da bottiglie di “Teslaquila”, piene delle lacrime di dolore “ancora visibili sulle sue guance”.

Insomma, doveva essere tutto un pesce d’aprile, ma a distanza di mesi non lo è stato né il rischio di bancarotta, né tantomeno la tequila firmata Tesla. Che siano vere anche le lacrime che la compongono, visti i 40 milioni di ammenda che il visionario di Palo Alto dovrà versare alla SEC per via del paventato delisting da Wall Street e la sua sostituzione nel ruolo di amministratore delegato probabilmente con James Murdoch? Proprio lui, il figlio del tycoon Rupert…


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