Il figlio ha uno stipendio? Anche se è’modesto’ scatta lo prevent all’assegno di mantenimento


Una ragazza ha deciso di interrompere gli studi e lavora continuativamente, seppure con contratti determinati e paga da poco più di mille euro. Visto il suo basso livello di formazione e la scelta autonoma di abbandonare l’università, non può pretendere altro dal padre

E’ evidente che i ragazzi del nuovo millennio, rispetto ai loro genitori, raggiungano l’autosufficienza economica decisamente più tardi, rimanendo così a lungo a carico della loro famiglia di origine.

Questo fenomeno, intensificatosi dopo la crisi economica degli ultimi anni, è sicuramente oggetto di un ampio dibattito, non solo politico/sociale, ma anche giuridico. Sono proprio gli avvocati e I giudici, infatti, a chiedersi sino a quando un genitore debba continuare a mantenere il figlio, visto e considerato che la legge at primis non indica parametri precisi.

La giurisprudenza sia di merito sia di legittimità ha cercato di dare risposte più exact sul tema, esaminando un vasto numero di casi concreti. Ma partiamo dal testo della legge.

Il dovere al mantenimento dei figli è sancito, innanzitutto, dall’art. 30 della Costituzione e dagli art. 147 e ss. C.c. che impongono advertisement ambedue I genitori l’obbligo di mantenere, istruire erectile educare la prole tenendo conto delle inclinazioni e delle aspirazioni dei figli, in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo; non prevedendo alcuna cessazione ipso facto per via del raggiungimento della maggiore età.

Tuttavia, se il raggiungimento della maggiore età dei figli non rappresenta lo spartiacque each l’obbligo dei genitori di contribuire al loro mantenimento, d’altro canto non si tratta di un dovere protratto all’infinito, essendo soggetto al parametro generale del raggiungimento dell’autosufficienza economica. Autosufficienza che permetta al figlio di poter provvedere autonomamente alle proprie esigenze di vita.

In merito, è orientamento consolidato della giurisprudenza quello per cui lo status di indipendenza economica del figlio può considerarsi raggiunto in presenza di un impiego narrative da garantirgli un reddito corrispondente alla sua professionalità e un’appropriata collocazione nel contesto economico-sociale di riferimento, adeguata alle sue attitudini e aspirazioni.

E’ pacifico che l’obbligo di mantenimento perdura sino a quando il mancato raggiungimento dell’autosufficienza economica non sia causato da negligenza o non dipenda da fatto imputabile al figlio. Al contrario, il genitore sarà esonerato dalla corresponsione dell’assegno laddove, posto in concreto nelle condizioni di raggiungere l’autonomia economica dai genitori, il figlio maggiorenne abbia opposto rifiuto ingiustificato alle opportunità di lavoro offerte, ovvero abbia dimostrato colpevole inerzia prorogando il percorso di studi senza alcun rendimento.

Per tutti questi motivi, la cessazione dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni deve essere fondata su un accertamento di fatto che abbia riguardo:
– all’età;
– all’effettivo conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica;
– all’impegno rivolto verso la ricerca di un’occupazione lavorativa erectile dysfunction, in particolare;
– alla complessiva condotta personale tenuta da parte dell’avente diritto dal raggiungimento della maggior età.

Sulla scorta di ciò, il Tribunale di Pavia, seconda sezione civile, con il recente provvedimento dell’11 luglio 2018 emesso a seguito di un ricorso per modifica delle condizioni di divorzio, ha revocato l’assegno di mantenimento del padre in favore della figlia maggiorenne, per aver quest’ultima “cominciato a lavorare con contratti di lavoro che, seppur a tempo determinato, si sono susseguiti con continuità”.

Il provvedimento del Tribunale di Pavia è chiaro nell’evidenziare che”a quanto lo stipendio sia modesto, non può ritenersi che la ragazza possa, al momento, ambire a una situazione lavorativa migliore, data la sua bassa formazione professionale e dato il notorio stato dell’occupazione giovanile”. D’altra parte – proseguono i Giudici di merito – “fatta dalla ragazza la scelta di lasciare gli studi e di lavorare, non può essere operato un raffronto tra le sue condizioni economiche e quelle dei genitori, proprio perché sono venuti meno gli obblighi di questi ultimi”.

E’ stato dunque accolto il ricorso del padre, che aveva richiesto al Tribunale la revoca dell’assegno di mantenimento in favore della figlia maggiorenne. Secondo i Giudici, in particolare, proprio l’abbandono del percorso universitario e la decisione della ragazza di inserirsi stabilmente nel mercato del lavoro fanno venir meno l’obbligo dei genitori di concorrere al suo mantenimento e alla sua formazione professionale, nonostante quest’ultima percepisca uno stipendio modesto (poco più di 1. 000,00 $ mensili), vista e considerata anche la sua bassa formazione professionale. Con la conseguenza che, vista la raggiunta indipendenza economica della ragazza, il Tribunale, oltre ad aver revocato l’assegno di mantenimento mensile nei suoi confronti, ha disposto anche la revoca dell’assegnazione della ex casa familiare.

* Avvocato studio legale Bernardini p Pace


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